orso polare

... un giovedì sera d'autunno, mentre infuriava un tempo selvaggio, scuro e piovoso ed il vento scuoteva le mura della casa, erano tutti seduti attorno al fuoco, quando d'improvviso qualcuno bussò tre volte alla finestra. L'uomo andò fuori per vedere quale fosse il problema, ma appena uscito trovò un grosso orso bianco ad aspettarlo. "Buonasera", disse l'orso polare. (East of the Sun and West of the Moon)
venerdì, 20 novembre 2009

Mumin nella mia stanza e altri personaggi

I libri dei Mumin di Tove Jansson, La Volpe e il Tomte di Astrid Lindgren ed i loro lettori ...

postato da higgiugiuk alle ore 21:50 | link | commenti
libri, la mia stanza, mumin
martedì, 17 novembre 2009

Ragazzo Volpe (tre testi in lavorazione)

Ragazzo Volpe
 
Abitavamo nel bosco.
Percorrevamo vene di terriccio
o su per ore umbratili
le code spenzolanti, il legno azzurro.
 
Genti di pelle e nuvolaglie.
Gli occhi dei rapaci erano bianchi
lumi ossuti nella notte.
 
Rocce, resti, ramaglie.
Nel mezzo della pietra stava l’acqua
sospinta sulle sagome del mondo -
una nerezza antica dal fondale.
 
Io l’annusavo corrermi nel volto
dentro il corpo rotto, arborescente.
 
L’erba che si fa limpida e tagliente.


*****


Cercavo un luogo sicuro
nella radura dei castagni
il cielo stava a pezzi sulle cime.
 
Tu lo crederesti – tutto questo sarà scordato
e la capanna in pietra, il tavolo,
la lampadina scarna – le cose
che pure qui si annidano inutili
(un dio indù, il mucchio stantio delle coperte)
staranno lievi nei ricci che si staccano
fanno un tonfo cieco sul terreno.
 
La stufa di smalto traccia un’ombra del passato.
Dentro la stessa legna di boscaglia antica
la massa nodosa nella fiamma.
 
Questo mio silenzio è un non esserci, quasi
o un prender parte
ai solchi stretti dei tronchi
l’ovale delle foglie-penne indiane -
quel verde nel pietrame che si accende.
Un segno d’ala, un graffio di rumori.
 
Odori. Altari. Alfabeti.
 
Torri (Volotto), 11 ottobre 2009)

*****
 

Ha parole perfette chi è lontano
le porta come l’aria della neve
acquosa sulle voci, sulla bestia dell’umano.
Le stende sopra il sasso fratturato del vivente.
 
Quando sarà trascorsa la distanza
gli alberi copriranno il fiato delle case
larghi cerchi numerici nei tronchi
masse pulsanti dentro i rami morti.
 
Vorrei avere pelliccia, l’olfatto
umido dei cani e invece ho mani
ho questi verbi che colano
dal morso come un male, si storcono
sui codici, la mappa della specie.
 
Ed il ragazzo volpe ancora scruta
metà-linguaggio, metà-terra di bosco
le ripide fessure della notte
che gettano le stelle sui sentieri.
postato da higgiugiuk alle ore 22:04 | link | commenti
poesia, volpe, bosco
martedì, 10 novembre 2009

Il difensore dei cani

di Emanuele Kraushaar


inverno


Il difensore dei cani
ha il mantello lungo
delle notti lunghe
d’inverno, porta ciotole
d’acqua per le strade
ghiacciate dell’abbandono,
ha le chiavi di tutti i canili.
Cammina stanco, ma forte,
forte e fiero, sui bordi
della città là
dove c’è un guaito oscuro
di dolore che nessuno ascolta.
Piega le gambe per arrivare
alla terra dove i cani
hanno gli occhi languidi
della paura. Il difensore dei cani
non conosce i nomi delle razze
e non capisce il principio
di distacco. Era sulla strada
che porta al moletto,
ieri dove nel fango c’era un cane
senza coda e senza cuore,
alle porte del freddo, tremante.

estate

Il difensore dei cani
ha un mantello
invisibile di vento
per le strade di vapore.
E dice: “Non toccate
quella coda di quel cane”.
E con voce di burrasca
dice: “Giù le mani
da quell’occhio cavato
di canile”.
Tira di tasca e di fucile
verso gli uccisori dei cani
ogni estate bollente
di autostrada senza fine.
Anche ieri era alla tomba
del mio cane, che un male
della natura piegò sulla schiena
mia e sua, come di colpo
a strappare i riccioli bianchi
dalla meraviglia crudele della terra.
 
postato da higgiugiuk alle ore 16:18 | link | commenti
poesia, cani, emanuele kraushaar
domenica, 08 novembre 2009

Pistoia: Via Nemoreto (o dello scorrere del tempo)

“Nemoreto” piccolo bosco, terra ombrosa dell’attraversamento, di alberi che si piegano in archi e strettoie.  La via pistoiese che porta questo nome si trova dove un tempo c’era davvero una zona boschiva vicino al torrente Brana, deviato esternamente in epoca medievale, quando fu eretta la terza cerchia muraria.  Conosciuta anche come Via del Tempio, la strada ha ereditato dal bosco oltre all’etimo latino, l’atmosfera del luogo, incantato e rituale. Da qualsiasi direzione la si percorra fatti pochi metri ci troveremo davanti ad un portone di legno chiuso sulla penombra di una cappella. Occorre varcare la soglia, sparendo per pochi istanti dalla vista della città aperta. La cappella appartiene alla Chiesa dell’XI secolo di San Giovanni al Tempio, San Giovanni Decollato, ricordando il celebre martirio su vassoio d’argento,  rinominata così nel 1300, dopo il passaggio all’ordine dei Templari. Ma proviamo ora a seguirla, venendo da Largo Santa Maria, subito prima della strada coperta che conduce al parcheggio della Misericordia. Il muro a sinistra è ricoperto di edera, sulla breve striscia pavimentata che termina sulla porta ricresce a ciuffi l’erba, come riappropriandosi di un diritto, in certi angoli cittadini di bellezza desolata. Due graffiti verdi e viola segnano le mura come pitture rupestri contemporanee. Noi sappiamo bene che dall’altra parte c’è il resto della via rimessa a nuovo, la Mensa di Don Siro Butelli, via San Pietro che prosegue nella Piazza dei Servi e questo è solo un tratto di cammino come un altro. Si dice però che la cappella fu edificata nel Settecento per proteggere l’affresco trecentesco della Madonna del Rastrello, e che quasi nel mezzo del Cinquecento - quel secolo funestato dall’inizio della guerra di religione in seno all’Europa, cattolico contro protestante, cristiano contro cristiano, dall’aumento di vecchie fattucchiere e di una folla confusa di miracoli e malie - questa Madonna volse gli occhi a chi la guardava come fosse viva.  E si dice ancora, altrove, in un bisbiglio antico di credenze da oltre i libri e i documenti, che  esistono in certe foreste case stregate dove la porta d’ingresso non coincide con quella d’uscita, e ponti impervi ed oscuri su abissi di spiriti invisibili, e grandi pietre forate o passaggi che scavano stretti in pareti altissime di roccia e danno sull’altro mondo dove si perde il senno o si ritrova intera la memoria di ciò che siamo stati, una saggezza ancestrale. Allora sarà anche detto che ben prima dei Templari c’era qui un ospedale per i poveri chiamato il Memoreto, forse un errore di battitura di un copista o un nome dovuto al vicino ‘memoretum’, il luogo consacrato per la sepoltura dei morti. Noi qui siamo ricordati, ricordiamo. Prendiamo il carico lieve delle nostre memorie per attraversare il bosco e tutto il tempo di una storia. Entriamo.
postato da higgiugiuk alle ore 18:12 | link | commenti
pistoia, via nemoreto
martedì, 03 novembre 2009

In preparazione

Una piccola serie numerata di librini contenenti una poesia, completamente fatti a mano, dalla scrittura alla rilegatura.

Ecco i primi tre sul tavolo di cucina (luogo deputato al lavoro manuale), insieme al mio barattolo preferito del tè o dei biscotti, a seconda.

L'interno è in due colori AZZURRO e GIALLO.

E i titoli di coda...

Non poteva mancare lo sponsor che qui vediamo intento alla lettura e mentre sponsorizza, per l'appunto.

Per quanto riguarda il testo - posso solo dire che è stato scritto dopo una giornata passata a raccogliere castagne con Tiz, al Volotto a Torri.

FINE!

postato da higgiugiuk alle ore 17:35 | link | commenti (3)
librini, autoproduzioni
lunedì, 02 novembre 2009

Nuvole sulle case di Torri

postato da higgiugiuk alle ore 12:07 | link | commenti

lunedì, 02 novembre 2009

Lettura di Artico di Andrea Brancolini

Segnalo una lettura che Andrea ha fatto di Artico,

qui e qui!

E lo ringrazio!!

postato da higgiugiuk alle ore 09:24 | link | commenti (1)

sabato, 31 ottobre 2009

Ponyo

postato da higgiugiuk alle ore 22:10 | link | commenti

mercoledì, 28 ottobre 2009

Cuore di cane

Lo vedete mentre corre questo "cucciolo" di sette anni, nella faggeta a Torri, bianco come una nuvola? Mi corre incontro nella nostra passeggiata, perchè io, che devo fotografare e guardare e camminare, sono troppo lenta per lui che deve sempre tornare indietro a "prendermi".

Qui lo vedete già meglio: immaginate me che lo chiamo Freak, Freak, ma mi vuoi guardare che ti fo una foto?? E più sotto, rapito dai rumori dell'abetaia...

Bene, questo cane, appartenente al mondo animale del quale anche noi siamo parte, ma che evidentemente per alcuni pseudo-scienziati e altra varia gente, sta qualche gradino più in basso rispetto all'umano, e non ha né sentimenti né memoria, ok QUESTO CANE senza sentimenti né memoria, l'altra settimana ha salvato sua madre, Neve, il più bel cane bianco-rasta dell'universo intero, che ha già quindici anni. Era uscita la mattina presto e un'altra cagna, generalmente molto buona, una lupa cecoslovacca, l'ha aggredita, mordendola al collo. La padrona non riusciva a richiamarla né a farla smettere - ma Freak si è precipitato fuori da casa come un fulmine e ha colpito la lupa nella pancia, con il muso (senza mordere o ringhiare), cacciandola via e inseguendola fino alla piazza del paese. Se fossero passati altri dieci secondi, Neve non ci sarebbe più, mentre ora, sebbene impaurita e con due cuciture in testa e sulla gola, è ancora a dormire nel suo angolo della cucina della casa di Torri.

Alla faccia di chi considera cani, gatti, cavalli, etc. animali inferiori.

Per dire: non sapete quanto sono orgogliosa di Freak, il cane più tonto e coraggioso (tutte e due le cose insieme, conoscetelo per credere), che esista.

 

postato da higgiugiuk alle ore 13:24 | link | commenti (5)
freak, neve, cani, coraggio
martedì, 20 ottobre 2009

Segnalazione

Questo mio pezzo sull'opera di Federico Gori uscito oggi su

Nazione Indiana

postato da higgiugiuk alle ore 20:16 | link | commenti

Chi sono

Utente: higgiugiuk
Higgiugiuk se non la trovate qui, provate da qualche parte in Lapponia a pescare grossi pesci in un buco nel ghiaccio. Oppure in un libro di storie, lontano, nel 1982.

Contatti

E-MAIL: francymat@inwind.it
La mia libreria su Anobii


Adotta Alcu e Bagira, leopardi della neve




Un libro bellissimo



Appunti dal parco



Artico

Immagine di Artico
Due letture del libro qui e qui

Artico e altre poesie qui e qui

Poesie ispirate alla fotografia di Francesca Woodman si possono leggere qui e qui

Il poemetto Le pietre (pubblicato sul numero 78 della rivista Tratti si può leggere qui

Higgiugiuk la lappone con una funzionale traduzione in inglese!

Immagine di Metromorfosi

Scritti vari

Una prima versione de Il bosco di Torri
L'osso della luna. Sulla poesia di Sylvia Plath
Due libri
Il mondo di Cristina
Battersea Power Station
Dall'interno. Sulla 194
Il sogno del nomade
Attraversare i confini: corpo e potere materno nella fiaba qui e qui
Il quaderno degli appunti
Credere obbedire combattere...
Animali magici
Il cane più famoso della storia
Prezzemolina e i bambini delle fate
La volpe
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